IL DARDO del 27 LUGLIO 2026 – Se l’avviso di garanzia cambia colore: la favola del garantismo a giorni alterni

C’è un fenomeno paranormale che meriterebbe uno studio approfondito da parte della scienza politica: la metamorfosi istantanea che subisce un dirigente della sinistra quando la magistratura decide di bussare alla sua porta invece che a quella di un avversario.

Il copione, di norma, è scolpito nella pietra,  Se un politico di centrodestra riceve anche solo una cartolina d’auguri firmata da un pubblico ministero, a sinistra scatta il riflesso pavloviano: piazza pulita, dimissioni immediate, conferenze stampa d’urgenza e prediche sulla “dignità delle istituzioni”. La condanna morale viene emessa in direttissima sui social prima ancora che l’interessato abbia finito di aprire la busta.

Poi però la realtà, che ha un senso dell’umorismo perfido, decide di ambientare una puntata del Qatargate a Bruxelles e di tirare in ballo due eurodeputate del Partito Democratico: Alessandra Moretti ed Elisabetta Gualmini, per le quali la magistratura belga ha chiesto la revoca dell’immunità parlamentare.

E qui avviene il miracolo. Improvvisamente, i fieri barricaderi della moralità a reti unificate riscoprono la bellezza dello Stato di diritto. Quel giustizialismo d’assalto, feroce e senza appello, si scioglie come neve al sole per far posto a un garantismo vellutato, felpato, quasi poetico.

Non si sentono più i cori per le dimissioni ufficiose. Niente maratone d’indignazione, niente sit-in di protesta, niente lezioni dal pulpito. Si scopre che “bisogna far lavorare i giudici con serenità”, che “vige la presunzione d’innocenza” (ma va?) e che l’immunità parlamentare — fino a ieri considerata dalla vulgata moralista come un bieco privilegio di casta — diventa d’un tratto un sacrosanto presidio di libertà democratica.

La regola d’oro del Nazareno:
L’avviso di garanzia agli avversari è una sentenza di condanna inappellabile; la richiesta di revoca dell’immunità ai propri compagni è solo un trascurabile equivoco burocratico

Nessuno qui vuole fare il PM da tastiera. Auguriamo sinceramente alle due eurodeputate di dimostrare la propria totale estraneità ai fatti, anche per risparmiare all’Italia l’ennesima figuraccia continentale. Ma lo spettacolo dell’ipocrisia rossa ha davvero superato il limite del ridicolo.

La sinistra ha trasformato la questione morale in un bene di proprietà esclusiva, un marchio registrato da esibire contro i rivali per poi nasconderlo sotto il tappeto quando la polvere si accumula in casa propria. Chiedere la testa degli altri per un sospetto è diventato lo sport nazionale del PD, ma applicare a se stessi un centesimo di quel rigore sembra un’impresa sovrumana.

Forse è giunto il momento di riporre la clava giustizialista nell’armadio. O, in alternativa, di distribuire ai dirigenti dem un bel manuale di coerenza. Anche se, a giudicare dalle ultime vicende, la voce “coerenza” risulta da tempo esaurita in libreria.

Guido DELLAROVERE