Gentile direttore,ho letto l’articolo a firma di M. Z. che racconta della “bufera social” nata attorno al mio intervento sui funerali di Stato per Emma Bonino.
Quando si esprimono idee forti, chiare e fuori dal coro del politicamente corretto, le reazioni accese — anche scomposte — fanno parte del gioco della rete. Liquidare però una posizione politica e valoriale come una semplice provocazione per “cercare l’effetto” significa non voler guardare al merito di una discussione che è, prima di tutto, storica e culturale.
La reazione di una parte di utenti social non sposta di un millimetro la realtà dei fatti: esprimere contrarietà ai funerali di Stato per Emma Bonino non è un insulto alla persona, ma il legittimo esercizio di una memoria storica condivisa da milioni di italiani. I funerali di Stato sono la massima celebrazione della Repubblica e dovrebbero unire la nazione attorno a figure che ne hanno difeso le leggi e i valori fondanti.
La storia di Emma Bonino, legittima ma divisiva, racconta l’esatto contrario.
Parliamo di una leader politica che negli anni ’70 ha rivendicato orgogliosamente la violazione materiale del Codice Penale praticando aborti clandestini, per poi utilizzare lo scudo dell’immunità parlamentare per bloccare i processi a suo carico.
Parliamo di una figura che ha promosso un referendum nell’81 per la totale deregolamentazione dell’aborto, proposta che fu respinta sonoramente dall’88,4% degli italiani, i quali la giudicarono un estremismo inaccettabile.
È curioso che chi oggi evoca il “medioevo” di fronte a una posizione antiabortista e a difesa della vita nascente sia lo stesso che vorrebbe imporre il silenzio e la censura a chi non si allinea all’agiografia unanime e di facciata.
Le esequie solenni non possono diventare la celebrazione acritica di chi ha fatto della provocazione ideologica e della scomposizione sociale la propria bandiera. Rivendico ogni singola parola della mia posizione.
Se difendere il diritto alla vita fin dal concepimento e chiedere rispetto per le istituzioni repubblicane significa “finire alla frutta” per una parte di pubblico della sinistra, allora significa che continueremo a portare avanti le nostre battaglie con ancora più convinzione, a Biella come nel resto d’Italia.
Guido Dellarovere
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