Il confine che separa il legittimo rispetto per le istituzioni repubblicane dal cedimento ideologico al politicamente corretto è sottile, ma oggi quel confine è stato superato.
Oggi, 15 settembre 2026, la Repubblica Italiana celebra in Campidoglio i funerali di Stato in forma laica per Emma Bonino, storica leader radicale scomparsa l’11 settembre.
Per chi crede fermamente nella sacralità della vita e nella coerenza della destra conservatrice, questa giornata impone una profonda e dolorosa riflessione politica, dominata da una contraddizione che tocca direttamente il vertice del Governo, nella figura della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La storia della Premier si è sempre nutrita di una straordinaria e toccante vicenda personale, da lei stessa rievocata: la scelta, nell’estate del 1976, di sua madre di non cedere alle difficoltà e di rifiutare l’aborto sulla soglia di una clinica.
Questo eccezionale atto di coraggio materno ha permesso a Giorgia Meloni di nascere e di diventare la prima donna a guidare l’esecutivo della nazione.
Una parabola esistenziale che ha cementato la retorica identitaria di Fratelli d’Italia a difesa della vita nascente.
Eppure, per calcolo della realpolitik, è proprio sotto la presidenza della prima Premier di destra che lo Stato concede i massimi onori solenni a colei che, per decenni, ha fatto della cultura dell’aborto e della scomposizione sociale la propria bandiera storica.
Ma il cortocircuito tra le posizioni originarie della destra identitaria e questa celebrazione ufficiale va ben oltre i temi etici, investendo direttamente l’idea stessa di sovranità nazionale.
Emma Bonino ha legato l’intera sua carriera al progetto federalista degli “Stati Uniti d’Europa”, sostenendo il superamento dei confini nazionali, la fine del diritto di veto degli Stati membri e la cessione totale di poteri a Bruxelles.
Prima dell’approdo al governo, Fratelli d’Italia denunciava con fermezza questo modello, avversando il centralismo burocratico della Commissione Europea — di cui la Bonino fu storica esponente negli anni ’90 — in nome del sovranismo, della difesa delle identità patrie e della confederazione di nazioni sovrane.
Oggi, la decisione di tributarle i funerali di Stato finisce per validare istituzionalmente anche quella visione transnazionale che la destra considerava un pericolo per l’indipendenza nazionale.
Il programma di Futuro Nazionale su questo punto è limpido: le esequie di Stato devono unire la comunità attorno a figure che abbiano servito i valori fondanti e la memoria condivisa del popolo italiano.
Assistere a questo adeguamento ai protocolli del conformismo progressista testimonia un progressivo annacquamento della visione identitaria.
La gestione pragmatica del potere romano sembra aver anestetizzato la capacità di imporre un’egemonia culturale alternativa. Questo smarrimento si riflette pesantemente anche a livello locale, dove l’assoluto silenzio delle istituzioni della nostra Regione Piemonte si fa assordante.
Pensiamo a esponenti di primo piano come l’Assessore al Welfare Maurizio Marrone, che ha coraggiosamente legato la sua identità politica al varo e al rifinanziamento del fondo “Vita Nascente”, investendo risorse regionali per supportare le maternità difficili negli ospedali piemontesi.
Di fronte a un cortocircuito simbolico di proporzioni nazionali, che investe la memoria storica e i valori del movimento pro-vita, non risulta che dalle parti dell’assessorato o della giunta regionale sia stato proferito verbo.
Il silenzio dei palazzi di Torino ferisce la base militante tanto quanto i compromessi romani.
Esprimere contrarietà ai funerali di Stato non significa negare il cordoglio umano. Significa pretendere che le istituzioni non si pieghino all’ipocrisia di una glorificazione unanime e di facciata, imposta da chi oggi esige il silenzio del dissenso.
Come Futuro Nazionale a Biella, rifiutiamo di girare la testa dall’altra parte in nome delle logiche di coalizione. Continueremo a portare avanti le nostre battaglie storiche e valoriali con la stessa fermezza di ieri. Anche quando il silenzio degli altri diventa assordante.
Guido Dellarovere
Coordinatore provinciale Futuro Nazionale – Biella

