Ah, l’Italia eterna. Appena il termometro sale un po’ (o meglio, appena scatta l’allarme bollette), parte il solito dibattito da bar dello sport geopolitico: «È colpa di Putin che ci ricatta col gas!» versus «No, è colpa di quei Ʊnti patrioti verdi che ci hanno fatto chiudere i rubinetti russi per fare i moralisti con i soldi nostri!».
Nel 2026, con il gas che ha fatto le capriole (raddoppiato in poche sedute a marzo per via della crisi in Medio Oriente, Stretto di Hormuz mezzo bloccato e tensioni che fanno impennare il TTF Ʊno a 60 euro/MWh prima di calmarsi un po’), la domanda sorge spontanea: ma chi è il vero colpevole di questa ennesima stangata sulle nostre povere bollette
Per anni ci hanno raccontato che il gas russo era l’arma di ricatto di Putin, il demonio cattivo che scaldava le case degli italiani solo per poterci ricattare. Poi abbiamo fatto le sanzioni da duri: stop ai gasdotti, addio al metano siberiano a buon mercato, viva il GNL americano (che costa di più e viaggia in nave, con tanto di impronta carbonica da transatlantico) e qualche carico dal Qatar o dall’Africa, quando va bene.
Risultato? L’Europa (e l’Italia in prima Ʊla, perché siamo sempre i più bravi a spararci nei piedi) si è ritrovata dipendente da fornitori lontani, con prezzi ballerini legati a ogni crisi globale. I russi? Beh, loro continuano a vendere gas a qualcun altro (Cina, India, chi paga cash), mentre noi paghiamo il conto della “indipendenza energetica” con bollette da infarto.
Ma attenzione: nel 2026 il vero colpo di grazia non è arrivato da Mosca. È arrivato dallo Stretto di Hormuz, dalle tensioni Iran-Israele-USA e dal solito caos mediorientale. Il gas è quasi raddoppiato in pochi giorni non perché Putin ha chiuso un rubinetto (quello l’abbiamo chiuso noi anni fa), ma perché il mondo è interconnesso e le guerre fanno schizzare i prezzi di petrolio e GNL ovunque
I Ʊnti patrioti: quelli del “Prima gli italiani”. Quelli che nel 2022-2023 urlavano «No al gas russo, siamo con l’Ucraina Ʊno alla Ʊne!», sventolando bandierine gialle e blu dal divano di casa, mentre le bollette triplicavano e le imprese chiudevano o delocalizzavano.
Erano gli stessi che oggi, di fronte al nuovo rincaro, dicono: «Visto? Colpa di Putin!». Peccato che Putin, nel frattempo, abbia trovato altri clienti. E che l’Europa abbia sostituito il gas russo (economico e via tubo) con GNL più caro, più inquinante nel trasporto e soggetto a ogni tempesta geopolitica del pianeta.
I veri patrioti? Quelli che nel 2022 dicevano: «Ragazzi, non facciamo gli eroi con il riscaldamento degli altri. DiversiƱchiamo sì, ma senza suicidarci. Nucleare, rigassiƱcatori intelligenti, rinnovabili serie e non spot, e magari trattiamo invece di fare la guerra santa energetica».
Invece no. Abbiamo avuto la narrazione del “male assoluto”: gas russo = male, GNL yankee = bene. Risultato? Dipendenza spostata, non eliminata. E quando scoppia una crisi in Medio Oriente, noi italiani – che già paghiamo l’energia più cara d’Europa – ci ritroviamo con il gas raddoppiato e le imprese che urlano (vedi distretto ceramico di Sassuolo o le bollette del terziario).
I russi ci hanno venduto gas per decenni senza farci la guerra energetica Ʊno a quando non gli abbiamo dichiarato guerra economica. I Ʊnti patrioti ci hanno fatto credere che chiudere i rubinetti fosse un atto di forza, mentre era solo un atto di masochismo collettivo pagato dalle famiglie e dalle imprese italiane.
Nel 2026, con le bollette che tornano a bruciare, forse è ora di smetterla con le bandierine e iniziare a ragionare di energia come questione nazionale seria: diversiƱcazione vera, non spot; realismo geopolitico, non moralismo da talk show; e un po’ meno “solidarietà internazionale” a senso unico.
Altrimenti, il prossimo inverno, mentre il termostato segna 18 gradi per risparmiare, potremo sempre consolarci cantando l’inno europeo. Tanto scalda poco, ma almeno è gratis. O quasi.
@darioangiono
