IL DARDO del 20 SETTEMBRE 2025 – LA SCUOLA NON È UNA SEZIONE DI PARTITO

Siamo stanchi. Stanchi di vedere la scuola pubblica, che dovrebbe essere tempio della conoscenza e della formazione critica, trasformata in un laboratorio ideologico. L’ultimo episodio arriva dal Biellese, dove alcuni insegnanti hanno pensato bene di utilizzare ore scolastiche per organizzare una “marcia per la pace” a favore della Palestina. Non un momento di riflessione strutturato, non un progetto educativo approvato, ma l’ennesima trovata militante travestita da attività didattica.

È l’ennesima dimostrazione di un malcostume culturale radicato: la scuola politicizzata. Una scuola in cui certi docenti non insegnano, indottrinano. Una scuola in cui, da decenni, l’ideologia ha preso il posto del rigore. Una scuola in cui l’insegnamento della storia è stato a lungo piegato a una narrazione a senso unico, quella dei vincitori, quella di una sinistra che ha deciso cosa si può ricordare e cosa no.

Abbiamo imparato che la libertà l’hanno portata solo i partigiani e gli alleati — ma ci si è dimenticati delle Foibe, dei crimini delle brigate partigiane comuniste, delle violenze commesse da alcuni “liberatori”, delle marocchinate, dei milioni di civili giapponesi spazzati via dalle atomiche americane. Interi capitoli della storia sono stati espunti o ridotti al silenzio, perché non funzionali alla narrazione dominante.

E ora, lo stesso schema si ripete. Conflitto israelo-palestinese: una tragedia complessa, dolorosa, spietata. Ma in classe si porta solo una parte, sempre la stessa. Gli stessi insegnanti che oggi si stracciano le vesti per Gaza, sono rimasti in silenzio dopo il massacro del 7 ottobre. Nessuna assemblea, nessun corteo, nessun documento ufficiale per denunciare la barbarie compiuta da Hamas. Due pesi, due misure. Sempre.

Il punto non è impedire agli studenti di informarsi, riflettere o manifestare. Il punto è impedire che alcuni docenti utilizzino la cattedra come pulpito politico. Il punto è evitare che l’istruzione venga piegata, ancora una volta, al servizio dell’ideologia.

È inaccettabile che iniziative a sfondo politico vengano promosse durante l’orario scolastico, al di fuori di ogni percorso educativo approvato, senza trasparenza e senza rispetto per il pluralismo. Il fatto che il documento promozionale sia stato pubblicato sui social della scuola e poi cancellato in fretta e furia è la conferma che qualcosa non torna.

Ma del resto, il fatto che solo una sparuta minoranza di scuole in Italia abbia aderito a simili iniziative dovrebbe già bastare a dimostrarne la debolezza e la strumentalità. Non sarà certo una marcia di istituto a spostare gli equilibri in Medio Oriente, né a orientare le decisioni del ministro Valditara.

Ciò che serve, invece, è una presa di responsabilità. Serve che chi insegna torni a farlo con onestà intellettuale e neutralità. Che non si usi la scuola per fare propaganda. Che si rispettino gli studenti come cittadini in formazione, non come materiale umano da manipolare secondo le simpatie politiche del momento.

Se qualcuno vuole fare militanza, lo faccia fuori dall’orario scolastico. Se qualcuno vuole condannare Israele, lo faccia come cittadino, non come educatore pagato dallo Stato.

La scuola non è una sezione di partito. Non lo è mai stata, e non possiamo più permettere che lo diventi.

@guidodellarovere