Correva l’anno 2007 — e no, non è un secolo fa — quando un giovane comunista occhieppese, rosso di fede e di rabbia, inveiva contro la “tangenziale inutile e costosa” che si sarebbe dovuta costruire. Urlava in consiglio comunale con la furia dei giusti, pronto a difendere le casse del popolo dall’ennesimo spreco. Poi, come spesso accade nella commedia all’italiana, il copione si è ribaltato.
Passano gli anni, il giovane cresce, cambia giacca (ma non, ahimè, la memoria di chi osserva) e sale sullo scranno più alto della Provincia di Biella. E che fa? Quel che ogni politico di provincia che si rispetti farebbe: regala la tanto odiata tangenziale all’Ente Provinciale e, in cambio, si prende la strada del centro paese. Motivo? Poterci spendere una milionata di euro per lastricarla modello “campo santo di lusso”. E così, tra un sanpietrino e una foto taglia-nastro, il nostro ex rivoluzionario può vantarsi d’aver “riqualificato il borgo”.
Oggi, nel 2025, la storia si ripete in versione kolossal: 22 milioni di euro per un chilometro di strada. Avete letto bene: ventiduemila euro al metro. C’è chi costruisce ponti tra le sponde della Calabria e della Sicilia, e chi sogna il suo “ponte di Messina in Valle Elvo”. De gustibus.
Ma mentre in cima alla Valle le eccellenze arrancano e il tornante del Santuario di Graglia resta un sogno da decenni per “mancanza di fondi”, qui i milioni si trovano con sorprendente disinvoltura. Forse c’è un rubinetto segreto tra Occhieppo e Roma che solo pochi illuminati conoscono.
Il tutto condito da un progetto da 160.000 euro che — colpo di genio — prevede la costruzione in area esondabile del torrente Romioglio. Per chi non mastica ingegneria idraulica: significa che, quando piove un po’ più del solito, lì l’acqua fa la voce grossa. Ma non importa: l’importante è disegnare tracciati, organizzare conferenze stampa, far sognare qualche imprenditore e intanto dichiarare che “si farà a lotti”.
Peccato che i lotti, per legge, debbano essere funzionali: non puoi fare 300 metri oggi, 200 domani, e chiamarla tangenziale. Non è un lego, è un’opera pubblica. Ma chi bada ai dettagli, quando ci sono i titoli sui giornali da conquistare?
Nel frattempo il traffico è calato, le fabbriche sono sparite, le aziende hanno chiuso o traslocato altrove. La bretella che un tempo forse serviva oggi appare come una reliquia di un passato industriale che non c’è più. Eppure c’è chi continua a difenderla con la stessa passione con cui un bambino difende il suo trenino elettrico.
È l’eterna sindrome della “grande opera”: l’idea che basti asfaltare un chilometro per sentirsi statisti. E intanto le strade provinciali si sbriciolano, i guard-rail si piegano, le buche diventano crateri. Ma tranquilli: abbiamo un progetto “visionario” da 22 milioni che, come il raddoppio della Trossi, probabilmente resterà nel limbo delle carte mai realizzate.
Magari un giorno ne faranno un museo: “La Tangenziale dei Miracoli – mostra permanente delle promesse non mantenute”.
Biglietto d’ingresso gratuito, ma solo per chi ha ancora il coraggio di ricordare chi, nel 2007, gridava allo scandalo e oggi si pavoneggia nel plauso degli stessi che allora voleva mettere alla gogna.
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