IL DARDO del 26 MAGGIO 2026 – Il risveglio amaro del Campo Largo (e lo squillo di Futuro Nazionale)

Le Comunali svegliano il Campo Largo dalla sbornia referendaria…  Dopo mesi di chiacchiere al vento sulla valenza politica della riforma dell’ordinamento giudiziario, hanno finalmente parlato le urne. Quelle vere. Perché niente come il voto amministrativo restituisce una dimensione piena alla politica: tasta il polso al cittadino, ascolta l’umore delle piazze, dei mercati, degli autobus. E il responso di questa tornata, che ha portato al voto poco più della metà degli elettori, consegna la foto di un finto pareggione che in realtà fa pendere la bilancia politica tutta a favore di Giorgia Meloni.

L’illusione che il “No” al referendum avesse rivelato l’inversione di una tendenza nazionale, corroborata da qualche sondaggio non proprio ostile, si è rivelata per quel che era: un miraggio da salotto. La clamorosa sberla arriva in Laguna. Quando sulle scrivanie delle redazioni è giunta la notizia della vittoria al primo turno di Simone Venturini, il Campo Largo è sprofondato nel bagno di realismo. Ruggente come il Leone di San Marco, con un profilo da ex capo dell’Agesci che ricorda il Renzi delle origini, il civico di centrodestra ha asfaltato il compassato dem Andrea Martella. Lì dove la nomenclatura del centrosinistra aveva sfilato in parata con Elly Schlein e Giuseppe Conte, il campo largo ha perso. Game over, ripartire da zero.

I numeri mostrano che non esiste alcun vento a favore a sinistra. Il voto ha rimesso a posto le ambizioni smodate di chi già litigava tra il Nazareno e Campo Marzio sulle future caselle di governo o sui pesi interni tra Pd, Conte e Avs. L’Italia che esce dalle urne è un campo aperto, dove le città – antico fortilizio dem – lo sono sempre meno: basti vedere Reggio Calabria che passa al centrodestra, o Arezzo blindata. E dove il centrosinistra vince, lo fa solo dove i leader nazionali non hanno messo il cappello. A Salerno stravince Vincenzo De Luca, ma lo fa da solo, con una figura talmente autonoma e refrattaria alla dirigenza del Nazareno da essersi salvata per tempo dalla stretta identitaria del Pd nazionale. De Luca è tutto fuorché organico a Schlein.

In questo scenario di finte esultanze e macerie progressiste, c’è però un dato laterale che merita attenzione: l’effetto-Vannacci. Alla sua prima prova sul territorio, muovendosi in supporto a liste civiche e candidati indipendenti, il movimento Futuro Nazionale ha sfiorato il 15% in piazze calde come Vigevano e nel pavese, dimostrando da subito quanto andrà a pesare sulla bilancia della coalizione.

In questo contesto, il peso specifico di riformisti, centristi e della nuova destra identitaria è destinato a fare la differenza. A Venezia avevano visto giusto puntando su Venturini, altrove hanno supportato figure indipendenti che hanno superato bene il battesimo del fuoco. Nessuno pensi, tra tante incognite, di poter fare a meno di quel 5-10% che ormai si consolida in un corpo elettorale decisivo. Chi vuole vincere le prossime politiche dovrà farci i conti.

L’arroganza viene punita, il radicamento premia. Videbimus in proximis electionibus frates…  E per chi oggi preferisce chiudere gli occhi, la prossima sveglia sarà ancora più dolorosa.

Guido DELLAROVERE

Referente Comitato Costituente

FUTURO NAZIONALE BIELLA 352