Quello che è accaduto nel carcere di Biella non è un episodio isolato. È il segnale che, quando lo Stato arretra, la violenza occupa gli spazi che lascia liberi. La maxi rissa esplosa all’interno della Casa Circondariale non può essere liquidata come l’ennesimo fatto di cronaca: è un allarme che impone risposte immediate.
Secondo le prime ricostruzioni, lo scontro ha coinvolto gruppi contrapposti di detenuti, degenerando in una violenza tale da richiedere un intervento immediato della Polizia Penitenziaria. Solo la professionalità, il coraggio e il senso dello Stato dimostrati dagli agenti hanno impedito che la situazione producesse conseguenze ancora più gravi.
A loro va il nostro ringraziamento e la nostra piena solidarietà. Ma non possiamo continuare a limitarci agli applausi ogni volta che evitano una tragedia. Servono risposte concrete.
Ogni volta il copione è lo stesso: arriva la visita istituzionale, si rilasciano dichiarazioni, si promettono interventi. Poi cala il silenzio. Fino alla violenza successiva. Le carceri non hanno bisogno di passerelle. Hanno bisogno di decisioni.
Occorre intervenire subito con misure chiare e concrete:
* rafforzare immediatamente l’organico della Polizia Penitenziaria, attraverso nuove assunzioni e una redistribuzione del personale che tenga conto delle reali esigenze degli istituti;
* garantire dotazioni e strumenti operativi adeguati, affinché gli agenti possano lavorare in sicurezza e con efficacia;
* applicare un regime disciplinare rigoroso nei confronti di chi si rende protagonista di aggressioni, rivolte o gravi episodi di violenza all’interno degli istituti penitenziari;
* accelerare, nei casi consentiti dalla legge e dagli accordi internazionali, il trasferimento dei detenuti stranieri affinché possano scontare la pena nei rispettivi Paesi d’origine;
* rivedere i criteri di assegnazione dei detenuti ad alta conflittualità, evitando che singoli istituti vengano caricati di situazioni sempre più complesse senza un adeguato rafforzamento di personale e risorse.
Le carceri rappresentano uno dei luoghi in cui lo Stato esercita in modo più evidente la propria autorità. Se all’interno degli istituti vengono meno sicurezza, ordine e controllo, non è soltanto il sistema penitenziario a essere in difficoltà: è lo Stato stesso a dare un pericoloso segnale di debolezza.
Per questo chiediamo al Governo di intervenire senza ulteriori rinvii. Non servono nuove passerelle né dichiarazioni di circostanza. Servono decisioni, investimenti e una strategia chiara per restituire sicurezza agli istituti penitenziari e dignità a chi ogni giorno indossa l’uniforme della Polizia Penitenziaria.
Dietro quelle mura non c’è soltanto un carcere. C’è la credibilità dello Stato. E quella credibilità non può continuare a reggersi esclusivamente sul coraggio della Polizia Penitenziaria.
Guido DELLAROVERE

