Negli ambienti comuni si racconta spesso che i musulmani preferiscano, per tradizione e fede, essere sepolti nella loro terra d’origine. Alcuni sostengono persino l’esistenza di polizze assicurative pensate per coprire i costi del rimpatrio e della tumulazione. Tuttavia, alla luce del dibattito attuale, questa convinzione si scontra con una realtà più complessa.
A Biella la questione è tornata al centro dell’attenzione con una delibera comunale che propone la realizzazione di un nuovo cimitero islamico nell’area di Pavignano, poiché le aree già destinate ai fedeli musulmani, sia in città che a Cossila, risultano ormai sature.
La proposta, firmata dagli assessori Paraggio e Maiolatesi, con il sostegno del consigliere Riffi (di fede islamica), ha suscitato reazioni accese. In particolare, due esponenti della Lega hanno sollevato interrogativi sul progetto, evidenziando la mancanza di chiarezza circa i costi di realizzazione e gestione dell’area.
Ma il caso è esploso realmente quando Mohamed Es Saket, figura di spicco della comunità islamica locale, ha espresso il suo disappunto tramite un post particolarmente polemico nei confronti dell’amministrazione comunale. Un gesto sorprendente, considerato il suo attuale ruolo nella maggioranza e il suo passato impegno per lo stesso progetto ai tempi della giunta di centrosinistra. Il post, tuttavia, è stato presto rimosso, forse per spegnere una polemica interna in un momento delicato per la coalizione.
Il passo successivo è stato, prevedibilmente, il ritiro della delibera stessa. Un tentativo, forse, di evitare ulteriori frizioni in maggioranza, ma che lascia aperta la questione di fondo: esiste o no la necessità concreta di un nuovo cimitero islamico? E, se sì, chi deve farsi carico dei costi?
La domanda è legittima, soprattutto in una società sempre più pluralista dove il tema dell’integrazione si misura anche su aspetti concreti come il diritto alla sepoltura. Ma, al contempo, ci si chiede: nei paesi islamici come Teheran o Kabul, esistono cimiteri cattolici? Forse no. E se da una parte il nostro Stato laico e democratico deve dimostrare apertura e rispetto verso tutte le fedi, è altrettanto corretto pretendere equità: chi usufruisce di un servizio pubblico, sia esso cimiteriale o altro, dovrebbe contribuire nei termini previsti per tutti.
Il diritto a essere sepolti con dignità è universale. Mi auguro che questo principio venga rispettato tanto in Italia quanto nei paesi dove, ancora oggi, le minoranze religiose vivono situazioni ben più critiche. E che la discussione, anziché degenerare in faide personali o guerre di bandiera, torni su binari concreti e costruttivi.
@guidodellarovere
