IL DARDO del 3 LUGLIO 2026 – L’illusione dello Ius Soli: la lezione americana e la fermezza che serve all’Italia

Il dibattito sulla cittadinanza è tornato prepotentemente al centro dell’agenda politica, rinfocolato dalle solite spinte della sinistra che guarda oltreoceano per legittimare derive ideologiche nostrane. L’ultimo pretesto arriva proprio dagli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha recentemente bloccato l’ordine esecutivo con cui la Casa Bianca tentava di limitare lo ius soli automatico per i figli di immigrati irregolari. Una decisione di natura prettamente costituzionale, legata alla blindatura del 14° Emendamento, che i progressisti di casa nostra hanno subito cavalcato come un “modello” da imitare a occhi chiusi.

Ma la realtà, se analizzata con realismo e senza paraocchi ideologici, ci racconta una storia completamente diversa.

Esaltare il modello americano per applicarlo all’Italia significa ignorare la storia e la geografia. Gli Stati Uniti nascono storicamente come una nazione di popolamento, fondata sull’immigrazione in un continente sterminato. L’Europa, e l’Italia in particolare, ha una struttura demografica, una densità abitativa e soprattutto un sistema di welfare statale — sanità e scuola pubblica gratuite in primis — che non hanno nulla a che vedere con il sistema americano.

Regalare la cittadinanza per il semplice fatto di nascere su un territorio (il cosiddetto “diritto di suolo”) in un Paese a confini aperti come il nostro non farebbe che moltiplicare i fattori di attrazione dell’immigrazione clandestina, creando un precedente pericolosissimo. La cittadinanza non è un certificato di nascita timbrato in fretta e furia: è un legame profondo con una storia, una cultura e un sistema di valori comuni.

Nel frattempo, in Parlamento si assiste al ciclico deposito di proposte di legge che, sotto i vari nomi di Ius Soli o Ius Scholae, cercano di scardinare l’attuale impianto normativo (la legge 91 del 1992). Si tenta di far passare l’idea che l’Italia sia un Paese retrogrado, quando i dati dicono l’esatto contrario: la nostra nazione è già oggi tra quelle che concedono più cittadinanze in Europa, ma lo fa seguendo un percorso basato sulla legalità e sul completamento di un ciclo di vita e di reale integrazione.

Accelerare i tempi per meri calcoli elettorali della sinistra o per applicare automatismi burocratici non favorisce l’integrazione; al contrario, rischia di creare sacche di marginalità e comunità parallele che non si riconoscono nei valori della nostra Repubblica.

La nostra posizione rimane ferma, rigorosa e priva di ambiguità: la cittadinanza italiana è un valore sacro, l’atto finale e il coronamento di un percorso reale di integrazione, rispetto delle regole e amore per la Patria.

Non accettiamo scorciatoie ideologiche, né tantomeno modelli importati da contesti totalmente dissimili dal nostro. Diventare cittadini italiani significa abbracciare attivamente la nostra identità, la nostra lingua e i nostri doveri costituzionali. Difendere questo principio significa difendere il futuro del nostro territorio e della nostra comunità. La sovranità e l’identità non si negoziano per

Guido DELLAROVERE