Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione di come una certa frangia dell’estremismo politico cerchi di strumentalizzare vicende di cronaca per lanciare attacchi frontali alle istituzioni e alle forze dell’ordine. La manifestazione organizzata a Milano dai centri sociali in occasione del caso Fakir, accompagnata da slogan sulla presunta «repressione», sul «razzismo padronale» e sugli improbabili «omicidi di Stato», rappresenta un campanello d’allarme che la politica e le istituzioni non possono e non devono ignorare.
Sottovalutare la portata di quanto sta accadendo sarebbe un errore strategico ed esiziale. Quando dagli altoparlanti e nei cortei si ascoltano frasi minacciose come «Arriveremo. Da settembre queste piazze le accendiamo», non ci troviamo di fronte a semplice folklore di protesta o a giovanili intemperanze verbali. Derubricare queste parole a innocua propaganda o a pura provocazione politica è un’autentica complicità morale. Chi promette di «incendiare le piazze» sta annunciando con precisione chirurgica un piano d’azione volto allo scontro sociale, alla devastazione delle nostre città e all’attacco sistematico alle forze dell’ordine. La storia di questo Paese ci insegna che quando l’eversione verbale viene tollerata o minimizzata, il passo verso la violenza fisica e la guerriglia urbana è breve e inevitabile.
Di fronte a un pericolo così concreto per la sicurezza pubblica, lo Stato non può permettersi il lusso dell’attesa o della prudenza tattica: ha il dovere costituzionale e morale di intervenire subito, prima che le minacce si trasformino in vetrine infrante, auto alle fiamme e agenti feriti. Chi soffia sul fuoco del disordine e non rispetta le leggi dello Stato deve essere perseguito con la massima severità e, ove ne ricorrano i presupposti per i soggetti stranieri, allontanato immediatamente dal territorio nazionale.
Purtroppo, assistiamo ancora troppo spesso a un corto circuito permissivo in cui la fermezza necessaria viene edulcorata o vanificata da una visione giustificazionista, che si ostina a far passare l’intimidazione di piazza per «libertà di espressione». Non possiamo continuare ad aspettare l’evento tragico per poi versare lacrime di coccodrillo nelle aule parlamentari o sui giornali.
Come Futuro Nazionale, da Biella a tutto il territorio nazionale, ribadiamo la nostra linea intransigente:
- Piena e incondizionata solidarietà alle Forze dell’Ordine, scudo della nostra democrazia contro ogni aggressione ideologica e violenta.
- Tolleranza zero e azione preventiva contro i professionisti del disordine, trattando ogni minaccia di piazza per quello che è realmente: un attacco diretto alla sicurezza dei cittadini.
- Difesa inflessibile della legalità, affinché le nostre città non diventino ostaggio di frange estremiste che pensano di essere al di sopra della legge.
Lo Stato non può e non deve fare un solo passo indietro. La sicurezza dei cittadini perbene non si baratta con la compiacenza verso chi odia le nostre istituzioni.
Guido DELLAROVERE

