IL DARDO del 18 LUGLIO 2026 – Biella, coprifuoco permanente: ballare diventa un reato da espiazione sulle provinciali

Diciamoci la verità, senza l’ipocrisia felpata dei salotti bene: Biella, per un ventenne, sta diventando un immenso, silenziosissimo dormitorio. Un luogo dove l’unica prospettiva rimasta per il sabato sera è il divano o, peggio, la fuga.

Poi, però, ci stupiamo se le feste di paese e le sagre delle pro loco fanno il pieno di ragazzi. Sorpresa! I giovani non sono programmati per l’ibernazione sociale: hanno sangue nelle vene, hanno voglia di musica, di socialità, di vita. Ma la politica locale e una certa borghesia polverosa sembrano aver decretato che il divertimento sia un vizio da estirpare, una scocciatura per il “decoro urbano”. E così, abbiamo spento la luce. I locali storici hanno chiuso, le discoteche sono un ricordo archeologico e l’offerta per gli under 30 è stata letteralmente azzerata.

Ma i ragazzi non si cancellano con un’ordinanza sindacale sul rumore. Il risultato di questo deserto culturale è sotto gli occhi di tutti, tranne di chi si gira dall’altra parte: il turismo del rischio.

Ogni fine settimana costringiamo i nostri figli a una sorta di roulette russa autostradale. Per trovare un briciolo di intrattenimento, un barlume di normalità che qualunque coetaneo europeo dà per scontato, i giovani biellesi devono mettersi in macchina. Macinano cento, duecento chilometri di notte verso Torino, Milano o la Lombardia.

Ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Stiamo appaltando la sicurezza dei nostri ragazzi all’asfalto delle provinciali alle quattro del mattino solo perché non siamo in grado di offrire loro uno spazio per ballare a pochi chilometri da casa. Questa non è prudenza, è omissione di soccorso generazionale.

La scusa è sempre la stessa: i locali fanno rumore, attirano il degrado, disturbano la quiete. Ma quale quiete? Quella dei cimiteri? Un territorio che preferisce il silenzio tombale delle sue strade alla musica dei suoi giovani è un territorio che sta firmando il proprio certificato di morte demografica ed economica.

Se vogliamo che Biella sia attrattiva, se non vogliamo che i nostri cervelli e le nostre braccia migliori scappino a gambe levate appena preso il diploma, dobbiamo smetterla di trattare l’intrattenimento come un problema di ordine pubblico. I giovani non sono criminali da contenere, sono cittadini che hanno il sacrosanto diritto di divertirsi a casa loro.

Futuro Nazionale Biella non ci sta a guardare il declino in silenzio. Servono provocazioni forti e azioni immediate:

  • Zone Franche del Divertimento:** Basta con i veti incrociati nei centri storici. Identifichiamo le aree industriali dismesse — che a Biella purtroppo non mancano — e trasformiamole in cittadelle della musica e della cultura giovanile, azzerando la burocrazia per chi vuole investire e aprire locali.
  • Stop ai sindaci-sceriffi. Serve un patto di territorio che tuteli chi fa impresa nel settore dell’intrattenimento, smettendola di usare i controlli asfissianti come clave politiche per far chiudere le serrande a mezzanotte.
  • Basta ipocrisia sulle Pro Loco: Se le feste di paese funzionano, significa che c’è fame di aggregazione. Sosteniamo queste realtà tutto l’anno, non solo a Ferragosto, dando loro spazi invernali e strutture idonee.

Una città che non sa far ballare i propri figli è una città vecchia dentro. È ora di riaccendere la notte biellese, prima che l’ultimo giovane si dimentichi di spegnere la luce uscendo dalla provincia.

Guido DELLAROVERE