IL DARDO del 23 GIUGNO 2026 – Il paradosso della sinistra: non hanno temi e creano ‘vannacci.gay’ (ma ci fanno solo un favore)

L’acquisto del dominio web satirico si trasforma nell’ennesimo autogol comunicativo. Senza proposte reali per il Paese, l’opposizione si rifugia nei dispetti digitali, regalando una straordinaria e gratuita popolarità al Generale.

L’ultima frontiera del dibattito politico nostrano si è spostata ufficialmente sul web, o meglio, nel recinto dei dispetti digitali. Qualcuno, con evidente abbondanza di tempo libero e una palese penuria di argomenti politici concreti, ha pensato bene di acquistare il dominio vannacci.gay, creandoci sopra un sito web. L’intento originario, neanche troppo velato, era chiaramente quello di colpire e ridicolizzare la figura del Generale Roberto Vannacci. Il risultato reale? L’ennesimo autogol di una sinistra ormai priva di una visione complessiva, ridotta a inseguire l’avversario sul terreno della provocazione infantile da tastiera.

Questo episodio è lo specchio fedele dello stato di profondo disorientamento in cui versa l’opposizione. Quando non si hanno ricette concrete per risollevare l’economia, quando mancano proposte serie sul lavoro, sulla sicurezza delle nostre città o sul futuro strategico del Paese, l’unica strategia superstite diventa l’attacco personale. E come viene declinato questo attacco? Con l’ironia spicciola dei social network, convinti che un nome di dominio o una satira superficiale bastino a scalfire il consenso di chi, piaccia o no, ha intercettato e dato voce al sentire profondo di milioni di italiani.

La reazione degli utenti sul web non si è fatta attendere, evidenziando come l’operazione stia sortendo l’effetto opposto a quello sperato. Tra i moltissimi commenti che circolano sulle piattaforme e sui blog nelle ultime ore, uno in particolare fotografa alla perfezione il sentiment della piazza virtuale:

Si tratta di un’analisi lucida e ampiamente condivisa, che smaschera l’inconsistenza di certe iniziative: una parte politica che sceglie di mettersi in ridicolo da sola, pur di racimolare qualche clic o un briciolo di visibilità nei circuiti autoreferenziali della propria bolla ideologica.

C’è un dettaglio macroscopico che i creatori di questa brillante operazione di digitale hanno clamorosamente sottovalutato: le leggi fondamentali della comunicazione moderna nell’era della disintermediazione. Nel disperato tentativo di screditare e ridicolizzare, non fanno altro che generare l’effetto opposto, ovvero amplificare a dismisura la centralità del proprio avversario.

Ogni volta che vengono ideati stratagemmi di questo livello, il risultato è rimettere il Generale perfettamente al centro del palcoscenico mediatico nazionale. Questo meccanismo non fa che polarizzare ulteriormente l’attenzione pubblica e cementare il supporto di quell’elettorato che si dichiara ormai profondamente stanco, se non infastidito, da metodi comunicativi che ricordano i dispetti da asilo nido.

Di fronte a questo scenario, non resta quindi che fare un passo indietro, sorridere e rivolgere agli ideatori un sincero ed ironico grazie. Grazie per il tempo prezioso che ci dedicate ogni giorno, grazie per le risorse economiche e creative che spendete e, soprattutto, grazie per questo straordinario contributo di popolarità totalmente gratuita che continuate a fornirci. Finché gli attacchi dell’opposizione manterranno questo spessore e questa inconsistenza tematica, la strada davanti a noi si conferma decisamente in discesa.

Guido DELLAROVERE