IL DARDO del 22 GIUGNO 2026 – la rissa in via Italia ha tutta l’aria di una trappola targata sinistra

Dallo scontro social sulla “Bisteccheria d’Italia” all’agguato verbale nel salotto buono della città. Il video delle telecamere private che riprendevano un tratto di strada pubblica spunta miracolosamente nelle mani dell’opposizione. Un caso costruito a tavolino per colpire il partito della Meloni?

Le centralissime pietre di via Italia, da sempre salotto tranquillo del passeggio biellese, si sono improvvisamente trasformate nel set di un perfetto agguato politico. L’episodio che ha visto coinvolto il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Davide Zappalà, presenta troppe anomalie per essere considerato una semplice lite casuale tra passanti. Tutti gli indizi, al contrario, portano a pensare a una messinscena architettata dalla sinistra locale per gettare fango sui rappresentanti del partito di Giorgia Meloni nel momento di loro massima esposizione sul territorio.

La dinamica solleva interrogativi pesantissimi. Un operaio biellese di 53 anni si presenta “per caso” davanti al capannello dei big di FdI — dove oltre a Zappalà erano presenti l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e l’ex assessore regionale Elena Chiorino  pretendendo un chiarimento. L’uomo cerca il contatto ravvicinato, alza i toni, provoca. Cerca chiaramente l’incidente. E guarda caso, le telecamere di un negozio vicino sono già pronte a registrare ogni singolo fotogramma.

Il giallo del video: dalla strada pubblica alla scrivania dell’opposizione

Ma è il “dopo” a svelare la vera regia dell’operazione. Com’è possibile che il filmato di una telecamera privata di sicurezza, che tra l’altro inquadrava un tratto di strada pubblica sollevando enormi dubbi sulla legalità delle riprese e sul rispetto della privacy, sia finito nel giro di pochissime ore proprio nelle mani dei vertici dell’opposizione di sinistra?

Il nastro è stato consegnato direttamente all’ex consigliere comunale Roberto Pietrobon, che si è affrettato a diffonderlo in rete per montare il caso politico e gridare allo scandalo. Una triangolazione perfetta, troppo rapida e coordinata per non essere stata pianificata in anticipo. Chi ha autorizzato la diffusione di quelle immagini? Chi ha imbeccato il cinquantatreenne affinché andasse a cercare la provocazione fisica nel bel mezzo del centro cittadino? La sensazione è che si sia voluta creare a tavolino la “scena madre” da dare in pasto ai giornali amici per costruire la narrazione tossica di una destra biellese violenta e fuori controllo.

L’ossessione per la “Bisteccheria d’Italia”La sinistra locale, orfana di argomenti politici reali e incapace di contrastare FdI sul piano del consenso amministrativo, sta cavalcando da settimane con livore ossessivo la vicenda della cosiddetta “Bisteccheria d’Italia”. Non potendo vincere nelle urne, l’opposizione biellese ha deciso di spostare la guerra sul fango mediatico, usando querele social e provocazioni di piazza come esche per far perdere la pazienza agli avversari politici.

Il pretesto della lite portato avanti dall’operaio  le presunte minacce di querele ricevute su Facebook per i suoi commenti contro la “Bisteccheria”sembra l’ennesima giustificazione costruita ex post per legittimare un vero e proprio blitz premeditato. L’obiettivo era chiaramente quello di colpire al cuore l’immagine di Davide Zappalà e, di riflesso, dell’intero coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia.

Adesso la palla passerà alla magistratura a causa delle denunce incrociate. Ma mentre i giudici accerteranno le responsabilità penali e i dettagli di un video dalla provenienza quantomeno nebulosa e controversa, il dato politico resta evidente: la sinistra biellese, incapace di fare opposizione costruttiva nei consigli e tra la gente, preferisce arruolare “provocatori di strada” e sfruttare filmati “rubati” sulla pubblica via pur di raccattare qualche briciolo di visibilità. Un metodo squallido che i cittadini di Biella sapranno sicuramente giudicare alle urne.

Guido DELLAROVERE