IL DARDO del 11 MARZO 2026 – IL TRONO DI SANGUE E MATTONI A LONDRA: LA FARSA DELLA SUCCESSIONE IRANIANA

Mentre le piazze di Teheran bruciano le bandiere del “Satana Occidentale”, il nuovo assetto del potere iraniano sembra aver trovato casa proprio nel cuore pulsante del capitalismo britannico. Parliamo di Mojtaba Khamenei, il figlio della Guida Suprema, l’uomo che – secondo un coro sempre più unanime di analisti – ha trasformato la teocrazia in una Holding di Famiglia.

​L’ombra dei 50 milioni a Kensington, secondo diverse inchieste giornalistiche e rapporti di intelligence (citati spesso da testate come Iran International e network di opposizione in esilio), Mojtaba gestirebbe, attraverso complessi reticoli di società paravento e conti anonimi, un patrimonio immobiliare di lusso a Londra. Si parla di una villa vittoriana nel quartiere di Kensington, del valore stimato di 50 milioni di sterline.

​Se queste indiscrezioni fossero confermate, ci troveremmo davanti a un paradosso grottesco: il leader che predica il martirio e l’anti-occidentalismo avrebbe una finestra privilegiata proprio sull’ambasciata israeliana. È questa la “moralità” che il regime impone al suo popolo?

​Dal massacro del 2009 al trono del 2024,Mojtaba non è un erede qualunque. È l’uomo forte che, stando alle ricostruzioni storiche, avrebbe coordinato la sanguinosa repressione dell’Onda Verde nel 2009 e che avrebbe avuto un ruolo chiave nella gestione del pugno di ferro contro le donne iraniane dopo l’uccisione di Mahsa Amini nel 2022.

​Il padre, Ali Khamenei, aveva promesso: “Non voglio una successione dinastica”. Eppure, dopo la morte del Presidente Raisi, i Pasdaran sembrano aver risposto con un’unanimità che sa di blindatura: il figlio è il prescelto. La rivoluzione del ’79, nata per abbattere lo Scià e la monarchia, si è conclusa quarantasei anni dopo con un “Re in turbante”.

​Una truffa chiamata ideologia, l’Iran di oggi non è più una visione religiosa; è un’azienda privata con un esercito personale. Mentre 92 milioni di iraniani vedono il loro petrolio evaporare in sanzioni e malaffare, i proventi di quella risorsa sembrerebbero finire nei conti correnti di “paesi bancariamente compiacenti”.

Il regime non è riformabile perché non è un’idea: è un business. Le aziende di famiglia non accettano riforme, accettano solo successori che garantiscano il silenzio sui conti in Svizzera e sulle ville ai Caraibi.

​Chi paga il conto? Coloro che nel 2022 gridavano “Donna, Vita, Libertà” mentre Mojtaba, dalle retrovie del potere, blindava il suo futuro e quello dei suoi asset esteri. Predicano il sacrificio collettivo per nascondere il profitto privato.

Questa non è fede. È una fottuta truffa di Stato.

@guidodellarovere