Mentre il pubblico reale affolla i teatri per Andrea Pucci, l’aristocrazia del pensiero si barrica nei propri feticci morali. Da Fazio a Saviano, ecco il catalogo di una superiorità culturale che esiste solo su Instagram.
C’è un’Italia che ride, riempie le platee e non chiede il permesso di essere “corretta”. E poi c’è la vostra Italia: quella dei talk show ovattati, delle icone costruite a tavolino e delle lezioni di vita impartite con il calice in mano. Il successo travolgente di Andrea Pucci non è solo un dato al botteghino; è il rumore di una porta che sbatte in faccia a chi ha preteso, per decenni, di spiegarci come dovremmo sentirci, votare e persino ridere.
Con il Pantheon dei Santini Laici ci avete propinato anni di icone “giuste”, un esercito di eletti che hanno trasformato il privilegio in una missione pedagogica:
- Chiara Ferragni: eletta a eroina della “libertà femminile” in prima serata, salvo poi scoprire che dietro i manifesti di autodeterminazione c’era, banalmente, un’operazione di personal branding finita male.
- Luciana Littizzetto: campionessa del turpiloquio di Stato. Se lo fa un comico “popolare” è volgarità, se lo fa lei è “profondità intellettuale” pagata dal canone.
- Fabio Fazio: il Gran Cerimoniere del pensiero unico, capace di fatturare milioni milioni con contratti d’oro mentre ci spiega, tra una tartina e l’altra, quanto sia dura la vita fuori dai suoi studi televisivi.
- Roberto Benigni: il megafono morale per eccellenza. Un tempo giullare di genio, oggi ridotto a oracolo di corte che recita la Costituzione o i Dieci Comandamenti per ricordarci quanto siamo piccoli di fronte alla sua saggezza istituzionale.
E poi c’è l’ultima frontiera del ridicolo: Ghali. Lo avete issato a martire della resistenza culturale perché avrebbe “sfidato il potere” dal palco delle Olimpiadi. Peccato che, spenti i riflettori, l’eroismo si sia trasformato in piagnisteo per poche inquadrature o censure inesistenti. Un martirio di platino che non convince più nessuno.
Non dimentichiamo la beatificazione postuma di figure come Michela Murgia, usata come clava contro chiunque non parlasse il gergo della “schwa”, o le sfilate di Elly Schlein che cerca di conciliare la lotta di classe con i consigli dell’armocromista.
Quando ve ne accorgerete che la vostra superiorità non è né morale né culturale? È solo presunzione. Pucci vince perché è vero, viscerale, e soprattutto perché non ha bisogno di un ufficio stampa che lo dichiari “moralmente superiore” per far ridere. Il vostro mondo è un salotto che si sta svuotando, mentre fuori la gente ha smesso di ascoltare le vostre prediche e ha ricominciato a divertirsi.
@gidodellarovere
