I numeri pubblicati in questi giorni dal Corriere della Sera non sono semplici percentuali da talk-show. Il 6% attribuito a Futuro Nazionale, il superamento della Lega e la costante erosione del consenso nell’area del centrodestra sono la fotografia nitida di un Paese reale che sta mandando un messaggio inequivocabile.
Da referente del movimento, ma soprattutto da cittadino che vive il territorio e ascolta ogni giorno la voce delle persone, questi dati non mi sorprendono. Raccontano una verità che molti, nei palazzi della politica romana, faticano a comprendere.
L’analisi del sondaggio Ipsos evidenzia come più del 50% del nostro elettorato provenga dalle fasce a reddito basso e medio-basso, tra operai, disoccupati e famiglie che vivono fuori dalle grandi aree metropolitane. C’è chi liquida tutto questo come “voto di protesta”. Io la chiamo in un altro modo: richiesta di protezione sociale.
Per anni, la destra identitaria e la sinistra progressista si sono scontrate su narrazioni teoriche, dimenticando i problemi concreti della banchina di una fabbrica o la fine del mese di un lavoratore autonomo in un piccolo comune della provincia italiana. Se oggi così tanti cittadini scelgono il Generale Vannacci e il progetto di Futuro Nazionale, è perché vedono in noi l’unica forza capace di coniugare la difesa dei nostri valori identitari con una tutela reale, economica e sociale, di chi è stato lasciato indietro.
Il travaso di voti dalla Lega (oltre il 20% di chi li ha votati alle Europee oggi guarda a noi) e la crescita costante tra gli elettori di Fratelli d’Italia testimoniano che l’elettorato di destra cerca una coerenza che spesso è sbiadita nell’azione di governo. Ma il dato che mi rende più orgoglioso è un altro: quel 33,4% di nostri sostenitori che alle scorse Europee aveva scelto l’astensione.
“ Riportare alle urne chi aveva perso la fiducia nelle istituzioni, chi pensava che la politica fosse “tutta uguale”, è il nostro più grande successo economico e sociale. Non stiamo solo spostando percentuali; stiamo riaccendendo la speranza.”
Il fatto che il 55,4% dei nostri elettori valuti positivamente l’operato del governo Meloni dimostra che il nostro non è un approccio distruttivo o pregiudiziale. Noi sosteniamo ciò che fa il bene dell’Italia, ma non abbiamo paura di stimolare l’esecutivo laddove l’azione di tutela delle classi meno abbienti si fa timida o insufficiente.
La mappa del nostro consenso parla chiaro: cresciamo nei medi e piccoli centri del Centro-Nord. È l’Italia dei campanili, del lavoro autonomo, delle piccole imprese e delle famiglie tradizionali. Quell’Italia che non si riconosce nelle derive globaliste e che chiede sicurezza, meno burocrazia e rispetto per la propria storia.
Il sondaggio stima un bacino potenziale di oltre 1 milione e mezzo di elettori pronti a darci fiducia. Questo non deve farci sedere sugli allori della novità mediatica, ma deve caricarci di una responsabilità enorme.
Il nostro compito nelle prossime settimane e nei primi mesi sarà consolidare questa fiducia. Dobbiamo dimostrare che la proposta politica di Futuro Nazionale non è una fiammata d’estate, ma un progetto solido, strutturato e radicato.
Non ci interessano i giochi di palazzo o le speculazioni sulla legge elettorale. Noi continueremo a stare dove siamo sempre stati: tra la gente, nei mercati, nelle piazze della provincia, a dare voce e dignità a quell’Italia che lavora, soffre, ma non ha nessuna intenzione di arrendersi. Il futuro dell’Italia appartiene a chi ha il coraggio di proteggerla. E noi siamo pronti.
Guido DELLAROVERE

