Era ampiamente e tristemente prevedibile. Quando per giorni si soffia sulle fiamme della demagogia, quando si urla alla “vendetta” strumentalizzando un fatto di cronaca ancora al vaglio della magistratura, il risultato non può che essere questo: piazze devastate, vetrine spaccate e le nostre forze dell’ordine bersagliate dalla violenza di piazza.
Oggi, di fronte all’ennesimo scempio che sta consumandosi a Bologna a seguito della morte di Abderrahim Fakir, occorre fare un’operazione di verità e chiamare le cose con il loro nome.
Questa non è giustizia. Questo non è rispetto. E soprattutto, questo non è dolore.
Il vero dolore si raccoglie nel silenzio e attende la verità con rispetto per le istituzioni. Quello a cui stiamo assistendo in queste ore, invece, è solo ed esclusivamente teppismo ideologico. C’è chi ha colto al balzo la tragedia per alimentare l’odio anti-Stato, trasformando la piazza in un tribunale sommario e in un campo di battaglia.
Mentre la Procura lavora per accertare i fatti e le responsabilità, le solite frange di professionisti del disordine hanno già emesso la loro condanna, usando la violenza come unico linguaggio. Un’aggressione inaccettabile contro donne e uomini in divisa che ogni giorno mettono a rischio la propria incolumità per garantire la sicurezza delle nostre città.
Non possiamo più tollerare alcun tipo di giustificazionismo. Chi devasta la cosa pubblica, chi distrugge le attività dei commercianti e chi attacca le forze dell’ordine non sta protestando: sta compiendo atti eversivi.
La legge dev’essere uguale per tutti e la convivenza civile non può essere presa in ostaggio da chi sa solo distruggere. Da Biella giunga la mia totale e incondizionata solidarietà agli agenti impegnati a Bologna e a tutti i cittadini costretti a subire questa follia. È ora di dire basta: lo Stato non si piega alla violenza della piazza.
Guido Dellarovere

