Il DDL 1552 non è un attacco alla natura, ma la modernizzazione necessaria per la gestione della fauna: il Ministro Pichetto Fratin faccia il suo dovere.
Oggi in Senato si discute il DDL 1552 sulla caccia. Questo testo non vuole distruggere l’ambiente. Al contrario, vuole aggiornare una legge vecchia di trentaquattro anni. La vecchia norma del 1992 non è più adatta a gestire la fauna di oggi.
I cacciatori moderni non sono nemici della natura. Sono invece veri bioregolatori del territorio. Il nostro aiuto è fondamentale per difendere i campi dei contadini e per fermare le malattie degli animali, come la peste suina.
La risposta ai timori infondati delle associazioni animaliste, voglio rispondere chiaramente alle accuse diffuse sul web da associazioni come Earth. Nei loro messaggi si parla di uno “svuotamento del silenzio venatorio”. Si agita lo spauracchio di una caccia senza regole o senza base scientifica.
Questi allarmismi sono falsi e servono solo a fare paura:
● Nessuna deregulation: Il testo vuole rendere le regole più chiare e snelle, non eliminare i controlli.
● Il ruolo della scienza: Il parere dei tecnici non scompare. Diventa uno strumento flessibile per rispondere alle vere emergenze dei nostri boschi in tempo reale.
● Equilibrio e buon senso: Regolare i tempi e le modalità del prelievo serve a evitare danni enormi all’agricoltura e a garantire la sicurezza di tutti.
L’appello al Ministro Gilberto Pichetto Fratin, da piemontese e da cacciatore mi rivolgo direttamente al nostro Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
Signor Ministro, i cacciatori italiani e i cittadini che vivono nelle aree rurali stanno guardando a Lei. Le associazioni contrarie alla caccia Le chiedono di bloccare la riforma o addirittura di dimettersi. Noi Le chiediamo l’esatto contrario: è Suo preciso dovere istituzionale far sì che questo decreto sia approvato.
I territori hanno bisogno di risposte. Gli agricoltori hanno bisogno di aiuto contro i danni della fauna selvatica. Il mondo venatorio chiede solo di poter lavorare per l’ambiente con dignità e regole moderne. Non ceda alle pressioni ideologiche di chi vede la natura come un museo chiuso. La natura va vissuta e gestita con il buon senso.
Ci aspettiamo che il Governo mantenga la parola data e porti a termine questa riforma fondamentale per il futuro delle nostre campagne.

