Dinanzi alla morte, il primo dovere è il rispetto per la persona e per la coerenza di una storia politica vissuta sempre a viso aperto. Da avversari politici, riconosciamo a Emma Bonino la tenacia, l’onestà intellettuale e il coraggio delle proprie battaglie. Chi combatte con fermezza per i propri ideali merita l’onore delle armi.
Tuttavia, il rispetto umano non deve trasformarsi nell’oblio politico. Le sue idee rappresentano l’antitesi della nostra visione dell’uomo e della famiglia: dalla stagione del CISA e dell’autodenuncia per le pratiche clandestine negli anni Settanta fino all’approvazione della Legge 194, la sua azione ha trasformato l’aborto da tragedia a presunto diritto di civiltà.
È su questo punto che la concessione dei Funerali di Stato apre una ferita profonda. Elevare a momento di solennità nazionale la storia di Emma Bonino significa tributare un riconoscimento pubblico anche a quelle scelte, esaltando un percorso che ha portato all’eliminazione di milioni di vite umane prima ancora che potessero vedere la luce.
In quelle cerimonie ufficiali non possiamo non scorgere la memoria di tutti i bambini a cui è stato negato il diritto fondamentale di nascere e vivere.
Come Futuro Nazionale, guardiamo a Emma Bonino con il rispetto dovuto a un’avversaria di valore, ma teniamo ferma la nostra bussola morale: la vita umana resta sacra e nessuna solennità di Stato potrà mai cancellare l’amarezza per le vite a cui quell’opportunità è stata negata.
Guido Dellarovere

