IL DARDO del 10 SETTEMBRE 2026 -Carceri al collasso, Futuro Nazionale Biella: “Basta chiedere sacrifici a chi porta la divisa”

Quattro sindacati che di solito faticano a mettersi d’accordo su tutto hanno firmato insieme una lettera al Capo del Dipartimento per dire che la fiducia nel Provveditore regionale è finita. Non è un fatto di ordinaria amministrazione. Quando succede, è perché chi lavora dentro le carceri ha esaurito ogni altro modo per farsi ascoltare.

I numeri spiegano il resto. In Piemonte ci sono 4.445 detenuti dove ce ne starebbero 3.978. Mancano 455 agenti. A Torino, da gennaio, il personale è stato aggredito 57 volte. Dall’ultimo corso ne sono arrivati 30 per tre regioni: non bastano nemmeno a sostituire chi va in pensione. Non serve essere esperti per capire che i conti non tornano.

E Biella non fa eccezione. Il nostro carcere ospita 590 detenuti in una struttura pensata per meno di 400. Solo nelle ultime due settimane un ragazzo di 23 anni si è tolto la vita in cella, un incendio ha devastato una sezione e gli agenti hanno dovuto evacuare i detenuti in mezzo al fumo, e pochi giorni fa lo stesso personale ha scoperto detenuti che facevano dirette sui social con uno smartphone. Dall’inizio dell’anno si contano oltre venti episodi critici, tra aggressioni, risse, incendi e proteste: quasi uno ogni dieci giorni. Chi lavora lì dentro rientra a casa dopo turni doppi, con le ferie saltate un’altra volta e, sempre più spesso, con una contestazione disciplinare in tasca. Chiediamo a queste persone di tenere in ordine un sistema che lo Stato non riesce più a governare, e poi le trattiamo come il problema. Non è accettabile.

Ma un carcere che scoppia non fa male solo a chi ci lavora. Fa male anche a chi ci è rinchiuso. Celle pensate per due che ne ospitano quattro, suicidi e atti di autolesionismo che la stessa lettera dei sindacati elenca con preoccupazione, niente lavoro, niente percorsi seri di recupero: così il carcere non rieduca nessuno, e chi esce torna a delinquere. Chi ha sbagliato deve pagare fino in fondo, ma deve farlo in un luogo degno di uno Stato civile. Gianni Alemanno lo ha visto con i suoi occhi, e la posizione di Futuro Nazionale nasce anche da lì: la sicurezza degli agenti e la dignità dei detenuti non sono in contrasto, sono due facce della stessa medaglia. Dove manca l’una, manca anche l’altra.

Per questo stiamo dalla parte degli agenti della Polizia Penitenziaria, e lo diciamo senza giri di parole, con proposte che ripetiamo da tempo: assunzioni vere, non contingenti simbolici; stipendi e tutele all’altezza del rischio; carceri nuove e vecchie strutture rimesse a posto, a partire dalla nostra; lavoro e formazione dentro gli istituti; certezza della pena; e i detenuti stranieri, che sono una fetta enorme del sovraffollamento, mandati a scontare la pena nei loro Paesi. Il sovraffollamento non si risolve aprendo le porte, ma facendo funzionare lo Stato.

Al Governo e al Ministero chiediamo una cosa sola: rispondere. Non con una circolare, non con un tavolo, non con l’ennesima rassicurazione. Quando chi lavora dentro le carceri scrive “la misura è colma”, o lo si ascolta adesso o lo si ascolterà dopo la prossima tragedia. E a Biella la prossima tragedia non è un’ipotesi: è una statistica.

Noi la nostra parte la faremo. Saremo accanto agli agenti in ogni iniziativa che vorranno intraprendere, dentro e fuori dal carcere. Perché uno Stato che lascia soli i suoi uomini in divisa, prima o poi, resta solo anche lui.

Guido Dellarovere

On Cristina Patelli