Le recenti dichiarazioni del responsabile forzista milanese Amir Atrous accendono un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. Equiparare chiese e moschee nelle nostre scuole non è un atto di pluralismo, ma una rinuncia alla nostra storia.
Le cronache politiche odierne, riportate con precisione dalle colonne de La Verità, sollevano un tema di fondamentale importanza che tocca da vicino il futuro della nostra civiltà, della nostra cultura e, soprattutto, dell’educazione dei nostri figli. Le affermazioni di Amir Atrous, responsabile del dipartimento immigrazione di Forza Italia a Milano, secondo cui «visitare una moschea o una chiesa è la stessa cosa», non possono lasciarci indifferenti e richiedono una ferma presa di posizione da parte di chi, come noi di Futuro Nazionale, mette al centro dell’azione politica la tutela dell’identità italiana e dei valori cristiani.
Giustificare o, peggio ancora, difendere i tentativi di ingerenza religiosa islamica all’interno dei nostri istituti scolastici, liquidando la millenaria traditione cristiana della nostra nazione a mero “elemento interscambiabile” con qualsiasi altro culto, rappresenta una deriva relativista inaccettabile. La scuola pubblica deve rimanere un luogo di formazione e di crescita, fondato sui principi costituzionali e sulla consapevolezza storica del Paese in cui viviamo, e non un terreno di sperimentazione sociologica o di indottrinamento guidato da gruppi di pressione esterni.
L’onorevole Rossano Sasso ha recentemente sollevato il problema attraverso una risoluzione mirata a tutelare gli studenti dal rischio di una strumentalizzazione ideologica nelle aule. I dati emersi dalle ispezioni ministeriali testimoniano una realtà complessa, dove gli equilibri educativi nazionali rischiano di essere alterati in nome di un malinteso senso di accoglienza.
È doveroso esprimere il pieno e convinto sostegno alle tesi sollevate dall’onorevole Rossano Sasso, oggi sostenitore del movimento Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La sua denuncia contro il rischio che gli studenti italiani cadano vittime di un «corposo tentativo di strumentalizzazione» volti a superare il dibattito democratico è sacrosanta. Non si tratta di negare la conoscenza dell’altro, ma di pretendere il rispetto per se stessi. Come giustamente evidenziato nel dibattito, fa specie notare come proprio dall’interno di un partito fondato da Silvio Berlusconi — il quale nel suo ultimo testamento politico ribadiva che Forza Italia è il partito che crede nel Cristianesimo e nella libertà — si levino voci così distanti da quelle stesse radici fondative.
Qui sul territorio di Biella, come in tutta Italia, continueremo a vigilare con la massima attenzione affinché la nostra scuola non abdichi al proprio ruolo educativo. Difendere l’identitá non significa chiudersi al mondo, ma camminare a testa alta, fieri di una storia che non può e non deve essere svenduta sull’altare del politicamente corretto.
Guido DELLAROVERE

