IL DARDO del 26 GIUGNO 2026 – Italia, i soldi per tutto tranne per curarti: Valsesia e Valsessera, terre di vecchi senza medico

Ah, che bello essere italiani. Abbiamo i soldi per tutto. Per il Superbonus che ha regalato villette a schiera ai furbi, per i bonus bebè, bonus psicologo, bonus mutande. Abbiamo i soldi per accogliere chiunque sbarca, per rifargli il telefonino, la casa e pure l’abbonamento a Netflix. Abbiamo i soldi per mandare armi in Ucraina, per finanziare ONG che sembrano agenzie di viaggi di lusso, per fare le olimpiadi milanesi-cortinesi che son costate come tre autostrade e finiranno a metà. Abbiamo i soldi per le auto blu, le scorte, per i vitalizi. Abbiamo i soldi per tutto.

Ma in Valsesia e in Valsessera, valli belle come poche e dimenticate come tutte le periferie che non rendono voti in città, i cittadini crepano senza medico di base. Sì, proprio così. Non c’è un cazzo di dottore. Zero. Nada. Niente. I pazienti anziani, quelli che hanno lavorato tutta la vita tra miniere, fabbriche e prati, quelli che pagano le tasse da sessant’anni, adesso devono implorare o farsi venti chilometri in macchina con l’artrosi al ginocchio solo per farsi misurare la pressione. O aspettare che il medico di turno, sempre che arrivi, li visiti tra una chiamata e l’altra come se fosse il Messia.

E mentre qui la gente tira le cuoia in silenzio, a Roma e a Torino i signori del Palazzo si commuovono per i titoli di giornale. «Emergenza sanitaria», scrivono. Poi passano alla prossima cazzata: il pride, il ddl Zan bis, il reddito di cittadinanza per chi non ha mai cercato lavoro, i fondi europei spesi per piste ciclabili che nessuno usa e per bandi assurdi che finiscono sempre nelle tasche degli amici degli amici. La Regione Piemonte, la ASL, l’Ordine dei Medici: tutti a scaricarsi le colpe come bambini all’asilo. «Mancano i medici». Mancano perché li avete fatti scappare con contratti di merda, burocrazia da incubo, stipendi da fame rispetto alla Svizzera che è a due passi e li ruba tutti.

In Valsessera un pensionato di ottant’anni mi ha detto: «Prima di morire devo fare la fila dal veterinario per farmi visitare?». È una battuta, ma fa ridere amaro perché è quasi vera. I medici ci sono, ma preferiscono stare in città dove guadagnano di più, hanno la movida, l’aperitivo e i pazienti che non parlano dialetto e non rompono troppo i coglioni. Qui invece devi salire in macchina, guidare su strade da terza guerra mondiale, visitare gente che ha il cuore a pezzi e la pensione minima.

E la politica? La solita pantomima. La Meloni promette «orgoglio italiano», il PD piange sui diritti, la Lega urla «prima gli italiani» ma poi a Vercelli e a Varallo i pronto soccorso chiudono o riducono gli orari. Tutti bravi a farsi le foto con il camice bianco in ospedale quando c’è la telecamera, tutti muti quando si tratta di mettere i soldi veri dove servono. Perché i soldi ci sono, eh. Basta vedere quanto spendiamo per accoglienza, per i bonus inutili, per le consulenze d’oro a professoroni che non hanno mai visto un paziente in vita loro.

È la solita Italia: sprecona con gli sprechi giusti, taccagna con le cose essenziali. I centri storici di Roma e Firenze luccicano di restauri pagati con i fondi Pnrr, mentre in Valsesia chiudono gli ambulatori. Le grandi città hanno psicologi gratuiti per chiunque si senta triste dopo TikTok, mentre qui la signora Maria di ottantadue anni con la fibrillazione atriale deve pregare il cielo che non le venga un colpo prima di trovare qualcuno che le prescriva una pastiglia.

È becero dirlo? Benissimo, lo dico: è una vergogna da paese di merda. Un Paese che riesce a trovare miliardi per qualsiasi cazzata ideologica o clientelare ma non riesce a garantire un medico di famiglia a chi ha costruito queste valli. Un Paese ipocrita che parla di «territori interni» nei convegni con il catering e poi li lascia morire di abbandono.

La Valsesia e la Valsessera non chiedono la luna. Chiedono solo un cavolo di dottore. Uno che non sia costretto a fare il turno di notte, la guardia medica, la visita domiciliare e pure lo psicologo perché tanto il sistema è collassato. Invece no. Meglio buttare i soldi dalla finestra per mantenere il teatrino romano.

E poi si stupiscono se la gente è incazzata nera. Se vota chiunque prometta di mandare affanculo questo sistema marcio. Perché quando ti manca il medico e vedi i soldi che volano altrove, capisci che non è una questione di destra o sinistra. È una questione di una classe dirigente di ladri, incompetenti e cialtroni che ha deciso che le periferie montane possono anche crepare in silenzio. Tanto non fanno tendenza su Twitter.

Dario ANGIONO