IL DARDO del 15 2026 – In Memoria di Denis: Un Imprenditore Illuminato, un Fratello, un Uomo Straordinario

Ci sono momenti nella vita in cui ci si trova davanti a un baratro di fronte al quale nessuna parola sembra avere il giusto peso, né la forza di consolare. Ci sono situazioni che nessuno vorrebbe mai trovarsi a vivere, notizie che lasciano il vuoto dentro e che tolgono il respiro. Ho quasi sessant’anni e, purtroppo, il tempo mi ha già costretto a fare i conti con il dolore; la vita mi ha regalato e tolto molto, mettendomi di fronte a parecchi lutti, tra familiari, amici e conoscenti. Pensi di aver visto tutto, pensi che l’esperienza ti abbia in qualche modo corazzato contro i colpi del destino. Ma oggi no. Oggi il destino ha deciso di colpire duro, con una violenza incomprensibile, portandosi via Denis attraverso un incidente quasi incredibile da raccontare, una di quelle fatalità assurde che lasciano sospesi tra l’incredulità e la rabbia.

Oggi non ho perso soltanto un cliente importante o un collaboratore prezioso. Oggi ho perso un amico vero, un fratello che non ho mai avuto. Una persona rara, che mi ha fatto il dono immenso e la grande opportunità di poter condividere con lui momenti di gioia pura, emozioni profonde e grandissimi successi imprenditoriali. Da questo pomeriggio, nei Campi Elisi, c’è una luce nuova. C’è Denis Trabbia: un imprenditore di successo, un filantropo autentico, una figura che si muoveva totalmente al di fuori dei canoni normali della nostra società attuale. Denis era un uomo guidato da valori umani incrollabili, dotato di un senso dell’imprenditoria che non era secondo a nessuno, ma che manteneva sempre una caratteristica unica: il business, per lui, non era mai un fine a se stesso. Era lo strumento per fare del bene, per aiutare chi si trovava nel bisogno, per tendere la mano a chi forse, nella vita, aveva commesso un errore e cercava una strada per ripartire. Lui non giudicava; prendeva queste persone per mano e costruiva per loro un futuro lavorativo, restituendo dignità e speranza.

Ricordo perfettamente quando, circa dieci anni fa, la sua azienda contava ancora una decina scarsa di dipendenti. Già allora, Denis non guardava i grafici o i profitti prima delle persone: guardava l’umanità. Chi lavorava per lui non è mai stato un semplice numero su un registro di presenza, ma un membro di una grande famiglia allargata. E la cosa straordinaria è che oggi, a distanza di un decennio, con un’azienda che è cresciuta fino a contare una sessantina di dipendenti, quella linea gestionale e profondamente umana non è cambiata di un millimetro. Il successo non ha minimamente scalfito la sua umiltà né la sua immensa empatia.

Le grandi imprese nascono spesso da un atto di fede, e io ho avuto il privilegio di assistere alla nascita del suo capolavoro. Gli proposi una scommessa quando mi confidò la necessità di ampliare l’attività. Contro tutti i pareri contrari di amici, familiari, conoscenti, tecnici e consulenti che vedevano solo rischi, Denis mi guardò negli occhi e mi disse: “Guido, ci credo”. Iniziò così quella straordinaria scommessa: prendere uno stabile abbandonato ormai da decenni, un luogo dimenticato, e ristrutturarlo da cima a fondo per farlo diventare il fiore all’occhiello dell’industria tessile a occhieppese e nel Biellese. Ha creato un impero, sì, ma lo ha fatto con la maestria dell’intelligenza, con un rispetto sacro per i propri dipendenti e con quel sorriso immancabile che ti accoglieva sul viso ogni singola volta che andavi a trovarlo.

Oggi il mondo tessile, produttivo e industriale biellese perde un leader insostituibile. Oggi Occhieppo Superiore perde un grande uomo. Oggi la comunità intera perde una figura di riferimento fondamentale, qualcuno che era sempre disponibile a spendersi in prima persona per far ripartire chi era in difficoltà. E non mi stancherò mai di ripeterlo o di risultare ripetitivo in questo mio ricordo, perché la solidarietà è stato il valore aggiunto che ha contraddistinto ogni sua singola azione. Non esisteva iniziativa che Denis intraprendesse che non avesse uno scopo benefico o un fine nobile.

Anche la sua massima passione, quella per le auto sportive, era intessuta di questa sua anima generosa. La sua Porsche non era solo un oggetto da ammirare; scherzando, si poteva dire che fosse la figlia femmina che non aveva mai avuto, avendo avuto la fortuna e l’orgoglio di avere un figlio maschio straordinario come Mario. Quella Porsche era la sua gioia, e la usava spessissimo per partecipare ai raduni benefici. Ho impresso nella mente il ricordo di Denis che, felice e radioso come un bambino davanti a un vasetto di Nutella, mi snocciolava le cifre raccolte: migliaia e migliaia di euro interamente devoluti in beneficenza da quel gruppo di amanti delle auto di cui lui era l’anima pulsante, il motore instancabile.

La stessa visione illuminata lo guidava nello sport, inteso non come mero intrattenimento, ma come un servizio sociale indispensabile per il territorio. È per questo che ha voluto investire in un centro padel all’avanguardia nel Biellese, mossa che vedeva come obiettivo principale il coinvolgimento dei giovani. Diceva sempre che se i ragazzi fanno sport, crescono con sani valori e si tolgono dalle strade. Pensava sempre al domani, pensava sempre agli altri.

Che altro posso dire? Mi manca e mi mancherà in modo indicibile un amico fraterno, un uomo che ha segnato e accompagnato diversi decenni della mia vita. Adesso che non c’è più, sento l’obbligo morale e del cuore di portare avanti il suo ricordo, camminando lungo quel percorso che troppe volte mi ha raccontato di voler realizzare per il bene della sua amata famiglia, di suo figlio Mario e della sua azienda.

A Dio, Denis. Vorrei riuscire a dirti le classiche parole, che la terra ti sia lieve, ma in questo momento mi viene persino difficile pensare di varcare nuovamente il cancello di via Campra e accettare l’idea di non trovarti lì. Non sentire la tua voce che mi dice: “Vuoi un caffè?” – quel rito, quella consuetudine dolce che quasi tutte le mattine dava il via alla mia giornata lavorativa e mi caricava della tua energia positiva.

Manchi già da adesso, Denis, e mancherai sempre. Ma il tuo ricordo non svanirà. Diventa oggi il nostro compito più sacro: proteggere, onorare e portare avanti il tuo prestigioso e meraviglioso progetto. Ciao Denis, non ti dimenticherò mai.

Guido