Non ci sono scuse, non ci sono “se” e non ci sono “ma”. Il verdetto del campo è l’unica verità incontestabile, e per questa Juventus dice solo una cosa: fallimento totale. La mancata qualificazione in Champions League non è una sfortuna, è la logica conseguenza di un’implosione strutturale, tecnica e mentale.
Guardiamola in faccia, la realtà di questa squadra.
Un’armata brancaleone in campo, come si può sperare di competere ai vertici quando la solidità è solo un lontano ricordo?
La porta sul retro: Hai un portiere che subisce gol imbarazzanti (e non è certo la prima volta), complice una linea difensiva dove persino Koopmeiners si addormenta, dimenticandosi Ndour in marcatura.
I pilastri d’argilla: Persino Bremer, che dovrebbe essere il leader indiscusso del reparto, si scioglie nei momenti cruciali, regalando ingenuità imperdonabili contro Sassuolo e Verona.
Sopravvalutati e spenti: Sulle fasce assistiamo al fantasma di Cambiaso, capace di azzeccare forse due partite in due anni. Il centrocampo? Una landa desolata, priva di qualità e senza alternative all’altezza.
L’attacco sterile e il peso sui giovani, la gestione del reparto offensivo rasenta il ridicolo. Si è scelto di caricare l’intero peso della squadra sulle spalle di Yildiz, dimenticandosi che ha solo vent’anni e non può certo predicare nel deserto. Attorno a lui, una “cozzaglia” di trequartisti che non vedono mai la porta e tre attaccanti centrali che, messi insieme, non ne fanno uno degno di indossare una maglia storicamente pesante come quella della Juventus.
Il vuoto caratteriale: questa non è una squadra, è un gruppo di anime salve senza personalità né carattere. Una rosa di giocatori sopravvalutati che al primo tiro subìto esce mentalmente dalla partita, incapace di reagire.
I numeri della vergogna, i fallimenti non sono opinioni, sono fatti stampati sulla classifica. Questa squadra è stata capace di: non vincere né all’andata né al ritorno contro una Fiorentina tutt’altro che imbattibile, lasciare punti in casa contro un Lecce in piena crisi, non riuscire a battere persino un Verona già matematicamente retrocesso, rimanere a secco di vittorie per otto partite consecutive sotto la gestione Tudor.
Il pesce puzza dalla testa: il caos societario, ma la colpa non è solo di chi scende in campo. Il disastro attuale è il figlio legittimo di una gestione societaria schizofrenica. Tre anni di calciomercato sbagliati sistematicamente non sono un caso, sono incompetenza. La dirigenza ha trattato i quadri societari come vestiti da cambiare a ogni stagione e gli allenatori come paia di scarpe vecchie da buttare via alla prima difficoltà, distruggendo qualsiasi barlume di programmazione.
Per questo, oggi, è sacrosanto non essere tra le prime squadre d’Italia. È giusto restare fuori dall’Europa che conta. Perché la dignità sportiva si guadagna con la programmazione, il sudore e il carattere. Tutte cose che questa Juventus ha smarrito da tempo.
Guido Dellarovere
