IL DARDO del 4 AGOSTO 2026 – L’oltraggio di Porto Vecchio e la ferita dell’Europa: se profanare il Sacro diventa “moda”

L’ennesima soglia è stata oltrepassata. Nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre, la rotonda dello Stabiacciu a Porto Vecchio, in Corsica, è divenuta il teatro di un atto sacrilego che va ben oltre il semplice vandalismo: è l’ennesimo sintomo dell’inciviltà e dell’odio identitario che serpeggia indisturbato nel nostro Continente.

Due giovani appartenenti alla sottocultura dei cosiddetti “maranza” si sono arrampicati sul monumento in pietra dedicato alla Vergine Maria. Con un disprezzo agghiacciante per la fede e le tradizioni locali, hanno profanato la statua con gesti osceni e blasfemi, per poi scaraventarla a terra e ridurla in frantumi. Il tutto – secondo un copione drammaticamente noto – puntualmente ripreso con uno smartphone e riversato sui social network ad uso e consumo di una hype tossica e nichilista. Un video che trasuda una chiara matrice di odio religioso e disprezzo verso i simboli della civiltà e della tradizione cristiana.

Ma la Corsica non è una terra qualunque. È un’isola orgogliosa, dove l’identità non è un concetto astratto da salotto radical-chic, ma un patrimonio vivo e difeso con i denti. La reazione della comunità di Porto Vecchio non si è fatta attendere: i cittadini si sono stretti in preghiera attorno al basamento vuoto, ma al contempo la tensione è schizzata alle stelle. Prima che le forze dell’ordine rintracciassero i responsabili grazie alle immagini diffuse online, si è assistito a una vera e propria mobilitazione popolare per assicurare i colpevoli alla giustizia.

Quando la gendarmeria ha fermato i due delinquenti, la risposta della piazza è stata inequivocabile: centinaia di persone hanno assediato la caserma chiedendo che i sospetti venissero consegnati e impedendone di fatto il trasferimento verso la Francia continentale. Davanti alla gendarmeria sono comparse persino due bare di legno: un monito visivo, fortissimo, a testimoniare che la misura è colma e che la comunità locale non è disposta a tollerare chi calpesta le sue radici.

Questo ennesimo episodio impone una riflessione politica non più rinviabile. La deriva legata alle baby gang e a certi modelli giovanili d’importazione non è soltanto un problema di ordine pubblico, ma una vera e propria emergenza culturale e di sicurezza nazionale. Quando si tollera che i simboli religiosi e identitari di un popolo vengano abbattuti e derisi in nome della provocazione social, si mina alla base la convivenza civile.

Come Futuro Nazionale, non possiamo che esprimere piena solidarietà alla comunità corsa e alla sua fermezza nel difendere la propria storia. Ora la giustizia francese e le istituzioni europee devono dare un segnale inflessibile: chi profana i valori e i simboli della nostra civiltà deve pagarne pienamente le conseguenze di legge. Senza sconti, senza giustificazionismi e senza le solite retoriche relativiste. La pazienza dei popoli europei è finita.

Guido Dellarovere coordinatore provinciale Futuro Nazionale Biella