Il velo d’ipocrisia dell’Europa si è strappato. La decisione di sei governi del Nord di accelerare il rientro in Italia dei richiedenti asilo entrati dai nostri confini non è una semplice vertenza burocratica. È l’ammissione formale che il modello di accoglienza indiscriminata promosso dal politicamente corretto e dalle élite progressiste è fallito in modo irreversibile.
Per anni ci hanno spiegato che le perplessità sull’integrazione erano pregiudizi. Oggi sono le stesse cancellerie europee a smentire quella narrazione: quando Londra pubblica vademecum istituzionali per ricordare i diritti elementari delle donne o quando la Svezia misura il crollo delle proprie garanzie di sicurezza, emerge una verità che Futuro Nazionale denunzia da sempre. L’immigrazione incontrollata non crea integrazione, ma disgregazione sociale e sradicamento dei valori fondamentali dell’Occidente.
I dati sulla criminalità e sulle incidenze percentuali nei reati violenti nelle nostre città sono il riflesso di questo cortocircuito. Eppure, per il Nord Europa la soluzione è semplice: scaricare sul Paese di primo approdo le conseguenze di una crisi che le loro stesse politiche hanno alimentato.
Non siamo di fronte a una fatalità, ma all’eredità precisa della stagione dei governi di sinistra. Tra il 2014 e il 2016, con l’operazione Triton e gli accordi sugli hotspot, la politica del PD e di Renzi barattò la gestione e la schedatura di tutti gli sbarchi in Italia in cambio di un pugno di decimali di flessibilità sui conti pubblici. I partner europei promettevano solidarietà e ricollocazioni che non sono mai arrivate; noi accettavamo un vincolo giuridico permanente. Quel baratto contabile si è trasformato nella trappola in cui oggi si vorrebbe stringere la nostra nazione.
Per Futuro Nazionale la posizione è netta e non negoziabile: l’Italia e la sovranità dei suoi confini non si barattano con i vincoli di bilancio europei, né possono diventare la valvola di sfogo per i fallimenti multiculturali altrui.
Chi ha condotto l’Europa in questo vicolo cieco deve assumersi le proprie responsabilità. Il nostro compito è tutelare la sicurezza dei cittadini, la tenuta della comunità e la dignità di uno Stato che non intende firmare alcuna ricevuta per conto terzi.
Guido Dellarovere

