IL DARDO del 6 SETTEMBRE 2026 – Cernobbio: lo “Spirito” di Monti contro i fatti dell’Economia

L’incontro al Forum di Cernobbio tra il senatore a vita Mario Monti e il generale Roberto Vannacci ha offerto una plastica rappresentazione del cortocircuito comunicativo e politico che affligge una certa élite tecnocratica. Di fronte a tesi politiche chiare, condivisibili o meno, incentrate sulla tangibile perdita di competitività dell’Unione Europea, sull’eccesso di burocratizzazione e sulla necessità di tutelare le identità culturali e la sovranità nazionale — nodi strutturali peraltro certificati persino dal recente rapporto Draghi — l’ex premier ha scelto la via della fuga dal merito. Invece di controbattere con i dati, ha preferito rifugiarsi nel logoro feticcio dell’antifascismo retorico, evocando lo “spirito” del ventennio e la “razza italiana”.

Un’accusa gravissima, basata però sul nulla documentale. Come evidenziato dall’avvocato Pierfrancesco Viti, nel programma di Futuro Nazionale non vi è traccia di simili derive razziali. Eppure, quando mancano gli atti, alla vecchia tecnocrazia resta la scorciatoia della psicologia da salotto: diagnosticare all’interlocutore un “complesso di Calimero” o scivolare in un’imbarazzante ironia anatomica su braccialetti elettronici ed evirazioni, decisamente distante dalla tanto sbandierata sobrietà istituzionale. Un atteggiamento che maschera l’assenza di argomentazioni concrete, sostituite da un’antologia di citazioni di Camus e Mitterrand usate come scudo.

Questo vizio di presunta superiorità intellettuale evoca inevitabilmente il passato da capo del governo del Professore, una stagione che l’opinione pubblica difficilmente può dimenticare. La narrazione dei “sacrifici richiesti e ricevuti” si scontra tragicamente con la brutalità della storia economica del nostro Paese. Nel 2012, sotto la cura lacrime e sangue del governo Monti, il PIL italiano crollò del 2,4%, la disoccupazione balzò al 10,7%, il debito pubblico volò al 127% e la pressione fiscale toccò il record del 44%. Mentre i tecnici disponevano di comodi paracadute accademici e istituzionali, milioni di italiani impattavano direttamente sul cemento della realtà sociale.

Accusare l’interlocutore di violare la Costituzione solo perché propone di riformarne l’equilibrio con i trattati europei tramite le vie legali previste è, infine, un esercizio di creatività giuridica bizzarro. Cernobbio ha regalato a Monti gli applausi di una platea storicamente amica, ma la realtà elettorale ha memoria lunga. Nel 2013, quando a esaminare l’agenda Monti fu il popolo italiano, il suo partito racimolò appena l’8%. Quella commissione d’esame non si fece impressionare dai titoli. A Cernobbio si cercava un dibattito sul futuro dell’Europa; l’ex premier ha risposto con lo psicanalista e le etichette. La forza politica si misura sui fatti, e stavolta la cattedra del Professore è rimasta vuota.

Guido Dellarovere