Le recenti esternazioni del Presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, secondo cui gli “ignoranti” o i ceti meno istruiti voterebbero a destra, non sono un semplice infortunio verbale estivo. Rappresentano la maschera che cade giù, rivelando la vera matrice culturale e l’incurabile strabismo della sinistra italiana.
Per decenni, da quelle parti ci hanno abituato a una narrazione manichea e presuntuosa: da un lato la “sinistra illuminata”, depositaria del sapere, della cultura “alta” e dell’etichetta di cittadini modello; dall’altro un popolo bollato come incolto, manipolabile e incapace di intendere la politica ogni qual volta decide di non barrare il simbolo del PD. Un riflesso condizionato che rispediamo al mittente con fermezza.
Ciò che Bonaccini sembra non comprendere — e con lui l’intero apparato progressista — è che il consenso verso il centrodestra e verso progetti di rottura ed identità come Futuro Nazionale non nasce da presunta “ignoranza”, ma da un pragmatismo solido e profondo.
Gli italiani che scelgono la nostra parte politica sono lavoratori, imprenditori, famiglie, artigiani, uomini e donne delle periferie e dei territori di provincia. Persone che vivono la realtà sulla propria pelle e che non hanno bisogno dei maestrini di turno che spieghino loro come interpretare il mondo. Se i ceti popolari e produttivi hanno voltato le spalle alla sinistra, non è perché sono diventati improvvisamente “incapaci di capire”, ma perché si sono stancati di un’élite salottiera, distante dai problemi reali e intrisa di un paternalismo insopportabile.
Il tentativo tardivo di pezza giustificativa — la classica tesi del “ma io stavo facendo autocritica e ammonivo la mia parte” — suona debole e ipocrita. È la conferma di un tic ideologico: la convinzione che il popolo debba essere “educato” e “redento” anziché ascoltato e rispettato.
Come Futuro Nazionale, al fianco del Generale Roberto Vannacci, ribadiamo una posizione netta e priva di compromessi:
● Rispetto per i cittadini: La dignità di un elettore non si misura dal numero di titoli accademici appesi al muro, ma dalla lucidità con cui difende la propria identità, la sicurezza della propria famiglia e il futuro della propria Nazione.
● Centralità dei territori: Chi vive e lavora nelle nostre province, nelle periferie e nel tessuto produttivo reale ha ben chiara la differenza tra la concretezza e le parole al vento della sinistra.
● Basta complessi di superiorità: Il tempo in cui la sinistra dispensava patenti di agibilità democratica o d’intelligenza politica è finito per sempre.
I cittadini non sono “ignoranti da rieducare”, ma uomini e donne liberi che sanno benissimo da che parte stare. E continueremo a dar loro voce, con orgoglio, identità e senza mai chiedere il permesso a nessuno.
Guido Dellarovere
