IL DARDO del 30 AGOSTO 2026 – Chi punta il dito nasconde le proprie ombre

Spesso mi ritrovo a osservare una dinamica sociale tanto curiosa quanto amara: coloro che per primi puntano il dito verso gli altri, molto spesso, potrebbero essere i veri colpevoli.

Chi avverte la costante necessità di ergersi a giudice e paladino della correttezza, forse, usa l’intransigenza verso il prossimo come paravento per nascondere le proprie ombre. Proviamo a ragionare per ipotesi e con la prudenza del condizionale, prendendo come mero esempio il mondo dello sport dilettantistico, che della lealtà dovrebbe fare il suo faro.

Cosa succederebbe se chi pretende di impartire lezioni morali fosse poi il primo a cedere a gestioni torbide? A giochi di potere sotterranei e carbonari  per screditare altre figure fino a sfiduciarle con atteggiamenti infami colpevoli solo di voler gestire con diligenza e regolarità. Si potrebbe ipotizzare un contesto in cui un semplice dirigente accompagnatore, privo del necessario patentino tecnico, finisca per fare l’allenatore di fatto per quasi un’intera stagione. Al contempo, il vero tecnico abilitato potrebbe limitarsi a fare da prestanome, mentre la presidenza societaria fingerebbe di non vedere, avallando la situazione. Di fronte a simili teatrini, una volta accertate le irregolarità, gli organi di giustizia federale non potrebbero fare altro che infliggere mesi di squalifica, inibizioni e sanzioni pecuniarie per responsabilità dirette e oggettive.

È esattamente in questo paradosso che prende forma il nucleo della mia analisi: l’urgenza di giudicare il prossimo è spesso solo uno specchio per le allodole per distogliere l’attenzione dalle proprie zone d’ombra.»

È esattamente in questo paradosso che prende forma il nucleo della mia analisi. Queste stesse figure, ipotetiche protagoniste di scorciatoie e furbizie di spogliatoio, sarebbero con ogni probabilità le prime a puntare l’indice contro altri. Ci si dovrebbe chiedere se questa urgenza di giudicare il prossimo non sia, in fondo, solo uno specchio per le allodole, un espediente per distogliere l’attenzione collettiva dalle proprie zone d’ombra.

Permettetemi ancora questo interrogativo: con quale coraggio e con quale faccia tosta certi personaggi potrebbero continuare a guardare negli occhi i giovani atleti della propria squadra, ai quali hanno sempre predicato onestà, far play, rispetto e rigore morale? O forse lo faranno con la consueta, granitica sfrontatezza di chi si sente da sempre al di sopra delle regole che impone agli altri?

Chi addita per primo, spesso, ha molto più da farsi perdonare di chi aveva scelto la via del lavoro silenzioso e corretto…

Guido Dellarovere