Ci risiamo. Arriva l’estate, la colonnina di mercurio sale, i fiumi si prosciugano e, puntuale come un orologio svizzero, scatta il festival dell’ipocrisia. Da settimane non si sente parlare d’altro: bollettini di Arpa Piemonte che certificano il disastro, fiumi a secco, agricoltori in ginocchio e sindaci costretti a firmare ordinanze di razionamento dell’acqua potabile. Ci dicono che è colpa del cambiamento climatico, dell’effetto “forbice”, delle temperature fuori scala.
Ma la verità è un’altra, ed è molto più scomoda: il clima cambia, ma l’inerzia della politica e della burocrazia resta drammaticamente identica.
Siamo stufi di sentirci ripetere che siamo in “emergenza”. Un’emergenza è un fatto imprevedibile. La siccità in Piemonte e nel Biellese, invece, è la cronaca di un disastro annunciato, scritto nero su bianco in decine di dossier scientifici che la politica ignora da almeno vent’anni. Sapete qual è la vera vergogna? Che l’Italia, e il nostro Piemonte, riescono a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana annuale. Tutto il resto scivola via, si perde nel nulla. E noi, ogni estate, ci ritroviamo a guardare il cielo sperando in un miracolo.
Nel Biellese abbiamo un esempio macroscopico di questa paralisi: il progetto della nuova diga sul torrente Sessera. Un’opera strategica, vitale, invocata a gran voce dal mondo agricolo e da chiunque abbia un briciolo di visione sul futuro del territorio. Eppure, da anni, tutto è drammaticamente bloccato. Iter autorizzativi infiniti, veti incrociati di una certa frangia dell’ambientalismo ideologico (quello che preferisce vedere i campi morire di sete piuttosto che fare un’opera pubblica utile) e la totale mancanza di coraggio decisionale da parte di chi ci governa.
Mentre la politica si perde nei tavoli tecnici, nei coordinamenti e nei dibattiti salottieri, le nostre reti idriche continuano a perdere più di un terzo dell’acqua potabile prima che arrivi ai rubinetti dei cittadini. I piccoli comuni montani vengono lasciati soli, riforniti dalle autobotti come fossimo in un paese del terzo mondo, perché nessuno ha mai voluto finanziare un piano serio di interconnessione degli acquedotti.
È più comodo stanziare fondi straordinari dopo i danni, vero? È più facile finanziare i “ristori” d’emergenza piuttosto che avere la lungimiranza di investire miliardi in infrastrutture di accumulo, laghetti alpini e nella pulizia degli invasi esistenti. La logica della pezza a colori ha stancato. I nostri risicoltori, le nostre aziende, i nostri cittadini non possono vivere appesi ai rilasci idroelettrici concessi per carità cristiana dalle regioni vicine.
Non siamo disposti a tollerare oltre questo immobilismo. Il tempo delle giustificazioni e dei “vedremo” è scaduto.
Futuro Nazionale Biella manterrà i riflettori accesi su questa vergogna. Da oggi in poi, vigileremo senza sconti sulle politiche del territorio, denunciando ogni singolo ritardo, ogni promessa mancata e ogni centimetro cubo di acqua sprecato per colpa della burocrazia. Il Biellese merita infrastrutture, sviluppo e rispetto. E noi siamo qui per pretenderlo.
Guido DELLAROVERE

